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L’Ue investe un miliardo nei nuovi supercomputer

La Commissione ha proposto di investire 1 miliardo di euro nella costruzione di un’infrastruttura europea di supercomputer. Al progetto finora partecipano 13 Stati membri, fra cui l’Italia
 
“Stiamo arrivando”. Potrebbe essere questo il claim dell’operazione EuroHPC che sta portando avanti la Commissione europea e che riguarda la costruzione di un’infrastruttura europea di supercomputer di livello assoluto. Nella corsa ai supercomputer infatti, l’Europa è in netto ritardo rispetto alle super potenze Cina e Usa. La notizia però, è che la Commissione europea ha deciso ora di investire in questo progetto 1 miliardo di euro. Metà del quale arriverà dalla Ue e il restante dagli Stati membri. Al progetto finora partecipano 13 Stati membri, fra cui l’Italia.
 
“I supercomputer sono il motore per alimentare l’economia digitale. È una gara difficile e oggi l’Ue è in ritardo – ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ue per il mercato digitale, Andrus Ansip – Non abbiamo supercomputer tra i primi dieci al mondo”.
 
I supercomputer sono necessari per elaborare quantità sempre maggiori di dati e apportare benefici in molte aree (nelle quale stanno già producendo risultati eccellenti) che incidono direttamente sulla vita dei cittadini europei.
 
Si va dalla medicina alle energie rinnovabili, dalla sicurezza delle automobili a quella informatica, fino al climate change.
 
Non solo: lo stanziamento del fondo EuroHPC diventa determinante per la competitività dell’economia europea e l’indipendenza nel campo dell’economia dei dati.
 
Oggi infatti, gli scienziati e l’industria europei elaborano sempre più i loro dati al di fuori dell’Unione Europea, poiché le loro esigenze non sono soddisfatte dai tempi di calcolo o dalle prestazioni dei computer disponibili.
 
Questa mancanza di indipendenza minaccia la privacy, la protezione dei dati, i segreti commerciali commerciali e la proprietà dei dati, in particolare per le applicazioni sensibili”, ha spiegato la commissaria Ue al digitale Mariya Gabriel
 
Certo, il ritardo rimane. E nel conto, dei 5 miliardi di euro ipotizzati prima dell’estate ne mancano ben 4. Ad ogni modo, l’impresa comune EuroHPC – che opererà nel periodo 2019-2026 – potrà beneficiare di nuovi contributi finanziari da soggetti che, in qualsiasi momento, potranno aggiugersi ai paesi che hanno firmato la dichiarazione EuroHPC e ai privati aderenti del mondo accademico e del settore industriale.
 
L’obiettivo primario è rendere operative 2 macchine per il supercalcolo con prestazioni a pre-esascala di prim’ordine e altre 2 con prestazioni medie e fornire l’accesso a detti supercomputer a un’ampia gamma di utenti, pubblici e privati, a partire dal 2020. Solo il tempo ci dirà se questo basterà per ridurre, almeno in parte, il gap con il resto del mondo.

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