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Marte, gli scienziati confermano la presenza di metano

La ricerca di tracce di vita su Marte ha compiuto un passo importante nelle scorse ore. Secondo quanto riportato dal Daily Mail infatti, il riesame dei dati raccolti dalla sonda Mars Express dell’agenzia spaziale europea ESA ha confermato quelli forniti nel 2013 dal rover Curiosity della NASA: su Marte ci sono emissioni di gas metano nei pressi del cratere Gale. Il rilevamento effettuato dalla sonda tra l’altro segue di appena un solo giorno quello del rover, la cui affidabilità all’epoca fu messa in discussione dagli esperti.
 
Le rilevazioni di Mars express parlano di 15 parti di metano per miliardo di metri cubi di atmosfera (PPB), mentre quelle di Curiosity erano ancora inferiori, appena 6 PPB. Per capirci, sulla Terra siamo passati dai 700 PPB tra il 1000 e il 1750 a circa 1750 PPB misurati all’inizio del nuovo millennio.
 
Perché è così importante rilevare la presenza di metano sul Pianeta Rosso? Il metano è un idrocarburo semplice, formato da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno, che in natura si trova sotto forma di gas e viene prodotto, sulla nostra Terra, dalla decomposizione di sostanze animali e vegetali, proprio come il petrolio. Tuttavia il metano può essere prodotto anche da processi geologici, ad esempio tramite l’interazione tra l’acqua e determinati tipi di rocce.
 
La sua natura quindi è organica, ma non per forza di origine biologica, tuttavia può suggerire, direttamente o indirettamente, la presenza di vita sul Pianeta dove viene trovato. Come sappiamo, poi, il concetto di vita è assai vasto e la presenza di metano non significa automaticamente che vi siano animali, vegetali o addirittura forme di vita evolute e intelligenti, o che quantomeno vi siano state in passato. Indica che ci sia, o ci sia stato in passato, qualcosa di organico, anche di estremamente elementare, come i batteri ad esempio.
 
Gli scienziati comunque dovranno riesaminare molti altri dati, anche per capire da dove è emesso il metano. Inizialmente infatti si pensava provenisse dall’interno del cratere stesso, mentre ora si protende a credere che la sua liberazione dal sottosuolo sia dovuta all’apertura di faglie temporanee nel permafrost. Insomma il percorso è ancora lungo ma i segni potrebbero essere incoraggianti.

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